Il networking, un’attività essenziale per il successo professionale

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Conosci un buon ristorante? Sai consigliarmi un bravo fotografo? Conosci qualcuno interessato a questa opportunità lavorativa?

Non si tratta di un paragone ironico e forzato, ma della modalità sempre più consolidata di chiedere informazioni e pareri, di affidarsi a recensioni, prima di prendere una decisione o di fare delle scelte. Metodologia efficace nella vita personale, così come in quella professionale.

Le aziende e i datori di lavoro, infatti, in un mercato sempre più rapido e competitivo, fanno riferimento al proprio Network di conoscenze per entrare in contatto con professionisti di valore o per chiedere referenze sul candidato che stanno per assumere.

Un efficace Network professionale risulta quindi essenziale per cercare lavoro o per sviluppare la propria carriera. Negli Stati Uniti, tre quarti dei posti di lavoro vengono ricoperti grazie al Networking, ovvero alla capacità di saper creare e coltivare efficaci rapporti professionali. In Italia, una persona su tre trova un’occupazione grazie ad una segnalazione e se si considera, inoltre, che otto posizioni vacanti su dieci vengono ricoperte prima della pubblicazione di un annuncio di lavoro, si comprende appieno come non si possa prescindere dall’investire in una rete di conoscenze professionali.

È importante non confondere la dannosa e controproducente raccomandazione –in quanto totalmente svincolata dall’effettivo valore della persona- con la segnalazione positiva di un professionista competente e idoneo a ricoprire una determinata posizione lavorativa.

Come fare, allora, per muoversi efficacemente nella creazione di proficue relazioni professionali?

  • Partecipare ad eventi del proprio settore lavorativo (per chi ha già un’occupazione) o a career days, corsi, master, favorisce la possibilità di creare rapporti personali con colleghi e professionisti a cui chiedere consigli, con cui instaurare un dialogo, confrontarsi, valutare concretamente il proprio progetto professionale e le proprie ambizioni.
  • Muoversi in maniera proattiva nella ricerca del lavoro o di una nuova opportunità. Inviare il CV, rispondere agli annunci, può non essere sufficiente per distinguersi tra i tanti candidati. Contattare proattivamente un manager o un recruiter, esprimendo con chiarezza i propri obiettivi, le ambizioni, chiedendo consigli, proponendo idee o spunti di collaborazione, è una strategia di gran lunga più efficace.
  • È importante, inoltre, saper sfruttare le potenzialità dei Social Network -LinkedIn in primis- per la creazione di reti di valore. Grazie alle reti virtuali è oggi possibile entrare in contatto con la quasi totalità delle persone che si desidera approcciare. Per farlo efficacemente, è necessario essere proattivi, originali e costruttivi, per distinguersi e farsi notare.
  • Tenere sempre presente, infine, che ogni ambiente, ogni contesto –università, palestra, cinema, bar- può essere quello giusto per fare nuovi interessanti incontri e per farsi conoscere ed apprezzare.

 

 

 

 

Pillole di Project Management: i requisiti di un progetto.

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Pillole di Project Management: i requisiti di un progetto – del Dott. Massimo Longo

All’avvio di un progetto, le prime informazioni che devono essere determinate sono i requisiti e gli obiettivi.

Ma cosa sono i requisiti del progetto? Essi non sono altro che informazioni necessarie a determinare i deliverables di progetto e che concorrono a raggiungere gli obiettivi.

Troppi, molti progetti sono falliti in assenza di requisiti ben definiti.

Non esistono due progetti uguali: ogni progetto ha una propria serie di requisiti e più i dettagli del progetto sono complessi ed elaborati, maggiore è la necessità di definire i requisiti per trovare i processi più adatti per ciascuna parte del progetto.

Ma perché i requisiti sono così importanti per un progetto?

Quando i requisiti non sono ben determinati, i progetti sono a rischio; potrebbero non produrre il risultato atteso e desiderato.

Come minimo, i requisiti mancanti comportano una rielaborazione dello “scope” del progetto.

Mi è capitato di esaminare progetti in cui il Management aveva definito i requisiti in modo vago e non univoco e questo ha portato ad avere un prodotto finale non in linea con le richieste degli stakeholders.

L’evoluzione della formazione aziendale e le sue applicazioni digitali

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L’evoluzione della formazione aziendale e le sue applicazioni digitali – Dr. Claudio Di Stefano

Il vasto mondo della formazione aziendale si arricchisce costantemente di metodologie e approcci innovativi. Possiamo ormai ritenere superato – almeno idealmente – il tradizionale concetto di E-Learning (“apprendimento elettronico”), che presuppone attività di formazione alternative all’aula, basate in prevalenza su contenuti fruiti in modo passivo, tramite il solo canale video.

Da qualche tempo, infatti, la formazione d’aula viene valorizzata all’interno di approcci di Blended-Learning, che conciliano in modo coerente e complementare i momenti face-to-face con training a distanza, consentendo di passare da una logica di corso singolo ad una di percorso strutturato, di accompagnamento e ingaggio continuativi. L’apprendimento, altresì, diventa un’occasione di coinvolgimento piacevole e divertente grazie ai meccanismi della Gamification, che permette alle persone di “apprendere-facendo” all’interno di realtà simulate, in cui ci si sfida (singolarmente o in gruppo) per raggiungere obiettivi ambiziosi.

Un ulteriore step evolutivo è rappresentato dalle innumerevoli occasioni di auto-formazione (anche informale) offerte da smartphone e app; questi, infatti, permettono di realizzare soluzioni di Micro-Learning, ovvero mini-contenuti di durata brevissima (2-3 minuti), auto-consistenti dal punto di vista del significato, disponibili attraverso più canali e formati (micro-video interattivi, brevi quiz, news, info-grafiche, ecc.).

Come orientarsi all’interno di questo scenario? Quali sono i vantaggi, i vincoli o le opportunità per le aziende (e le loro persone)?

La strategia formativa adottata dalle organizzazioni dovrebbe essere, oggi più che mai, adeguata ai nuovi trend di mercato e ai bisogni emergenti dei destinatari finali: immediatezza, piacevolezza e applicabilità possono essere tre criteri da cui partire per compiere delle scelte mirate in tal senso.

Allo stesso tempo, può risultare rischioso introdurre o sposare acriticamente un dato approccio senza averne valutato il grado di coerenza con il contesto aziendale di riferimento, inteso soprattutto in termini di valori, mission, processi di lavoro attuali e futuri…in una parola, in stretta correlazione con la specifica cultura organizzativa.

È indubbio che le tecnologie digitali amplificano fortemente le capacità espressive e di apprendimento di ciascun individuo. È altrettanto chiaro, tuttavia, che la loro efficace applicazione nella formazione va ponderata attraverso un costante confronto con una serie di fattori “abilitanti”, tra cui:

  • mindset digitale dei dipendenti al momento della prima implementazione;
  • modalità con cui l’azienda accompagna nel tempo le persone verso l’acquisizione e l’accrescimento delle competenze digitali;
  • tecnologie già disponibili o di prossima introduzione all’interno dell’organizzazione;
  • obiettivi di sviluppo professionale – nel breve, medio e lungo termine – che i collaboratori elaborano insieme ai rispettivi manager.

In questo modo le aziende, grazie alla leva della formazione digitale, hanno l’opportunità di compiere un vero e proprio viaggio di auto-riflessione e scoperta di sé e delle potenzialità delle proprie persone. E se, come scrisse Proust, “il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”, oggi alcune realtà organizzative possono dire di essere davvero molto vicine al compimento di questa condizione, grazie alle nuove applicazioni della Augmented Reality e Realtà Virtuale-Immersiva.

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