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La digital transformation e il project management

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La digital transformation e il project management

La digital transformation e il project management – del Dott. Maurizio Mesenzani e dell’Ing. Luigi Vanore

La digital transformation sta cambiando la vita delle imprese e delle pubbliche amministrazioni. Questo tocca tutti i ruoli in azienda, sia quelli a contatto con l’esterno sia quelli più interni e di back-office: si stanno digitalizzando le attività operative, quelle amministrative e gestionali, non solo quelle a più alto contenuto tecnologico.

I report degli analisti (tra cui McKinsey e Adobe) confermano la necessità di lavorare su cultura e competenze: ma quali saranno gli skill necessari? Come si sviluppano?

A parte gli skills tecnico-specialistici, tra cui programmazione, cybersecurity, blockchain e data science, alcuni skills trasversali stanno diventando dei prerequisiti in molti ruoli: collaboration e community management, cloud office automation (lavorare su file condivisi in cloud), social network, chat & mail management e web writing. Queste competenze si acquisiscono per lo più sperimentando, attraverso laboratori e percorsi on-the-job, applicando strumenti e provando a configurarli ed utilizzarli nella quotidianità: si pensi ad esempio a Trello, Flowdock, Slack. Questi ambienti permettono di attivare aree dedicate in cui testare processi operativi di collaborazione a basso costo e con bassi rischi.

Occorre quindi che le aziende oltre ad investire in programmi didattici strutturati investano sulla capacità delle persone di essere curiose, di pensare in modo innovativo, di prendersi rischi in modo controllato, provare, sperimentare. Occorre inoltre che le aziende puntino sulla capacità di ingegnerizzare le soluzioni che funzionano, di misurare i risultati e applicare concetti quali la user acceptance e l’usabilità.

<Maurizio Mesenzani>


 

Stanno nascendo infatti, progetti di aggiornamento delle competenze in tutti i settori sia pubblici che privati, che richiedono competenze di project management per valutare di contesto in contesto, i requisiti, le risorse, il budget, le tempistiche, i risultati attesi, il periodo di prova, il lancio ufficiale delle tecnologie ad uso e consumo sia degli operatori che degli utenti finali.

Solo con una forte esperienza e solida formazione in project management possono essere avviati, condotti e portati a compimento con successo progetti così rivoluzionari e innovativi.

Infatti malgrado esistano queste tecnologie e siano già mature, per poterle implementarle in azienda serve un professionale approccio di project management tale per cui:

  • Si avvii ufficialmente il progetto di digital trasformation in azienda, coinvolgendo fin da subito, tutte le risorse che ne saranno impattate, soprattutto la direzione aziendale (dando loro tempistiche realistiche e un’idea di budget necessaria).
  • Si faccia una profonda analisi delle competenze attualmente presenti in azienda
  • Si pianifichi la strategia con cui si vuole colmare il gap “culturale” e di competenze da raggiungere
  • Si decida anche come affrontare la naturale “resistenza al cambiamento” in azienda e si scelga l’approccio migliore al contesto lavorativo.
  • Si attui la formazione prevista e i test di verifica necessari
  •  Si parta ufficialmente con periodi di prova nelle varie aree aziendali (marketing, contabilità, produzione, acquisti, qualità, uffici tecnici, etc…)
  • Si verifichi lungo tutta la durata quanti e quali scostamenti dal piano si stanno verificando per valutare eventuali criticità in atto che possano mettere a rischio l’intero progetto oppure se basterà intervenire per riportarlo sul percorso.
  • Si chiuda il progetto con l’evidenza dimostrata che l’azienda ha in uso tali nuove tecnologie e che le persone hanno effettivamente imparato ad usarle nella maniera corretta ed efficace.

Soltanto con un approccio di questo tipo, il desiderio di portare in azienda tali tecnologie, può diventare realtà oppure può realisticamente apparire irrealizzabile fin da subito nello specifico contesto aziendale in cui si opera, evitando di far perdere tempo e di illudere l’azienda stessa.

 <Luigi Vanore>