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Lo smart working oggi in Italia e gli scenari futuri

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Lo smart working oggi in Italia e gli scenari futuri

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Lo smart working oggi in Italia e gli scenari futuri – del Dott. Guido Capobianco

Sempre più spesso oggi sentiamo parlare di smart working ma a che punto siamo in Italia? Proviamo ad analizzare la situazione avvalendoci dei dati emersi dall’ultima edizione del Randstad Workmonitor ( indagine sul mercato del lavoro a cura della multinazionale olandese) e dall’indagine condotta da Infojobs ( primo portale per la ricerca del lavoro in Italia).

L’indagine del Randstad Workmonitor rileva (condotta su un campione di 400 lavoratori di età compresa fra 18 e 65 anni) che oltre il 40% dei lavoratori confermano di trovarsi in una fase di transizione dalla modalità di lavoro tradizionale a quella smart, a testimonianza del fatto che anche le imprese, anche se in modo non uniforme, stanno progressivamente adeguandosi al fenomeno. Un altro dato interessante che emerge dalla suddetta ricerca è che circa il 62% dei dipendenti italiani afferma che la realtà in cui lavora offra tutti gli strumenti tecnologici necessari per poter lavorare al di fuori dall’ufficio e il 65% dichiara di avere la libertà di organizzare e definire le priorità del proprio lavoro.

La ricerca di Infojobs (piattaforma numero uno per la ricerca di lavoro online in Italia, con 4 milioni di profili registrati e oltre 4.000 aziende attive nel 2017 ) ha fatto emergere come entro il 2020 lo smart working sarà realtà per il 51% delle aziende italiane. Ad oggi, il 39% delle aziende oggetto della ricerca ha implementato politiche di smart working. Di queste, il 27% lo ha attivato solo per alcune aree funzionali, mentre per il 12% coinvolge tutti i dipendenti. Lo smart working è, inoltre, visto anche come una leva strategica per attrarre nuovi talenti (79%) che lo vedono come un elemento differenziante nel 37% dei casi o comunque come un incentivo su cui far leva insieme anche ad altri elementi quali il grado di responsabilità e le condizioni economiche nel 42%.

Fatto sta che manca, allo stato attuale, a molte aziende italiane, un adeguato processo di avviamento allo smart working. Nello specifico molte organizzazioni sono già pronte ma hanno bisogno di:

  • Illustrare ai dipendenti il contesto di riferimento ;
  • Far chiarezza sulle potenzialità dello Smart Working;
  • Esaminare ed approfondire le tematiche relative al cambiamento di paradigma organizzativo;
  • Fornire gli elementi base per ripensare le modalità di lavoro e di collaborazione.

Sulla scia di quanto riportato sopra, ISTUM, Divisione HR, ha deciso di trattare le seguenti tematiche nel Master MASDI in Direzione e Amministrazione delle Risorse Umane ( percorso in fase di qualifica da parte di AICQ SICEV primario Ente di certificazione delle competenze professionali). Il suddetto percorso di alta formazione manageriale, destinato a professionisti che già lavorano nel settore HR e che mirano a svilupparsi nell’ambito della Direzione Risorse Umane, si approccia alle tematiche dello smart working attraverso l’illustrazione di casi pratici da cui prendere ispirazione. Il Master, il cui fine ultimo è quello di formare la figura dell’Hr Director, permetterà ai partecipanti, tra l’altro, di analizzare, acquisendo conoscenze e competenze anche su tematiche quali l’organizzazione aziendale e la compliance, l’Administration Management, la Costituzione e la gestione del rapporto di lavoro, Welfare aziendale e total rewards e Comunicazione interna e personal e company branding: https://www.istum.it/index.php?cat=master&m=direzione .